Introduzione alla visita virtuale

Ci deve essere una qualche ragione sovraordinata a cui si ispira chiunque, persona o istituzione, sia impegnato nel campo dell’educazione delle giovani generazioni, al di là delle singole pratiche e programmi che mette in campo. Ci può essere una filosofia o una fede, un’idea di società e/o di bambino, un approccio utilitaristico, un bisogno di ordine e prevedibilità sociale o, più semplicemente, un modo attraverso cui una società garantisce la propria continuità e sopravvivenza nel futuro, anche a dispetto delle perturbazioni esterne.

Noi abbiamo preferito vedere e coniugare la scuola come uno dei principali modi attraverso cui si promuovono e si tutelano i diritti universali dei bambini e delle bambine. La scuola, quindi, che ha anche una funzione critica e dialettica nei confronti della società (degli adulti) nella quale questi bambini vivono.

Per evitare che sia uno slogan, abbiamo ancorato questa affermazione sulla solida base (e sullo studio continuo) dei diritti dell’Infanzia sanciti nella Convenzione ONU del 1989. Non si tratta di un semplice sforzo esegetico (anche se, in parte, è anche questo, per ragioni di onestà intellettuale), ma del tentativo continuo di contestualizzare i molti diritti che la Convenzione stabilisce nella realtà culturale e sociale del nostro Paese e della nostra comunità imolese nel qui e ora.

La discussione sui diritti è in qualche modo una discussione scientifica (nell’ambito delle scienze giuridiche), quindi mai ultimata (o ultimativa) e mai assiomatica: è naturale che ci siano molte scuole di pensiero, molte teorie e molte interpretazioni. Tuttavia, alcune cose di carattere più generale, quindi potenzialmente condivisibili, le avremmo imparate:

  • I diritti non vanno trattati singolarmente, ma come un sistema unitario (che non è la semplice somma di singoli diritti), e hanno una struttura logica complessa: ad esempio, è discutibile qualunque azione che tenda a garantire il rispetto del diritto all’educazione, senza aver prima garantito il diritto ad avere una famiglia adeguata in cui crescere.
  • Questo sistema è, nel nostro campo, soprattutto un grande sistema di valutazione della qualità: qualunque azione noi progettiamo e mettiamo in opera, dalle più strategiche della programmazione politica alle più tattiche dell’operatività quotidiana, dovrebbe passare al vaglio di questa domanda: in che misura tutela e promuove tutti i diritti di cui i bambini e le bambine sono portatori? In che modo può avere delle conseguenze critiche? Nel qual caso, nella misura in cui l’azione è necessaria, in che modo si possono ridurre le conseguenze indesiderate? Queste domande vanno fatte non sul singolo diritto che sembra più appropriato in ciascuna occasione, ma sull’intero sistema dei diritti.
  • I diritti sono stabiliti per singoli individui, ma il loro godimento non può essere individuale, ma solo collettivo; ne consegue, come corollario, che non posso godere di un diritto se non mi faccio carico di un dovere ad esso correlato. Non è questo un approccio morale, ma meramente logico. Un semplice esempio è il seguente: non posso godere del diritto – individuale – di parola se non c’è nessuno che ha il dovere di ascoltarmi (non solo gli adulti, anche i coetanei), e non posso, quindi, godere di questo diritto se non ne godono anche tutti gli altri nelle mie condizioni, a meno che non mi accontenti di parlare nel deserto. Nella fase attuale (contrasto alla pandemia) in cui si fa un gran parlare di rispetto dei diritti individuali, questa impostazione educativa diventa dirimente e può contribuire a frenare un certo imbarbarimento dei costumi quando si parla di diritto alla libertà.
  • Nel paragrafo precedente c’è tutto dei motivi per cui la scuola deve, a nostro avviso, essere basata sui diritti dell’infanzia: perché è un luogo dove si può parlare di diritti dell’individuo – quindi anche nella nel loro interpretazione più personalizzata – dentro un contesto dove se ne apprende il godimento collettivo.

Potrebbe sembrare allora contradditorio, dopo ciò che si è premesso, che questa mostra/testimonianza sia basata solo su alcuni diritti e non sull’intero sistema. Vi sono certamente anche motivi oggettivi di efficacia e di efficienza nella comunicazione che impongono delle scelte, ma la scelta ha, in qualche modo, la struttura di un carotaggio. Nessun diritto si presenta in un’accezione così individuale come il diritto all’identità e nessun diritto appare così collettivo come il diritto all’istruzione. È proprio nei tentativi di tenere insieme questi due poli che possiamo creare gli strumenti concettuali e di metodo per andare avanti in questa ricerca. Il tutto dentro la cornice di una premessa: il preminente interesse del minore come meta-diritto, che impone un’ulteriore domanda al nostro sistema di valutazione: ciò che stiamo facendo, tutela più gli adulti o i bambini e le bambine? Se posta bene e rispondiamo con sincerità, questa domanda ci aiuta a capire che le situazioni in cui gli interessi dei bambini/e e degli adulti divergono non sono un’accezione, ma la norma. Senza dimenticare che tutto è reso più complicato dal calo demografico che, ovviamente, non aiuta a dare la giusta importanza agl’interessi dei bambini e delle bambine, ormai percepiti come una minoranza da preservare in una riserva controllata.

Ecco, questa è la pista di lavoro che ha caratterizzato la nascita e lo sviluppo dei servizi educativi imolesi (anche quando si usavano parole diverse) e che ne segnerà il futuro sviluppo.

Tour della mostra

La mostra è articolata su due livelli di fruizione, per gli adulti e per i bambini. Nella sala principale, nella parte superiore dei pannelli, è esplicitata la chiave interpretativa del Diritto di volta in volta rappresentato, accompagnata dalla descrizione di come quello stesso diritto viene tradotto in pratica educativa, all’interno dei servizi per l’infanzia del comune di Imola. Nella parte bassa, i bambini potranno interagire lasciando tracce grafiche e commenti. La struttura centrale è un percorso nel quale i bambini possono “giocare” con il tema dell’identità e delle differenze, sperimentando punti di vista diversi.

Nella seconda sala incontrerete le narrazioni dei bambini, che raccontano la loro scuola, attraverso immagini e parole. Abbiamo poi voluto dedicare uno spazio alla passione di Maurizia Gasparetto per la lettura, esponendo una parte dei libri a lei cari ed alcuni commenti tratti dai suoi diari, anche per rappresentare il riverbero che queste letture hanno avuto sul suo lavoro, e continuano ad avere su chi lavora nei servizi.